Territorio

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La Costa
Intenderemo con tale zona, quella che si affaccia sul Mar Tirreno ed è delimitata a nord dal fiume Garigliano e a sud dal Volturno. Praticamente tutta la fascia costiera della provincia di Caserta.
Come già detto il verde e lussureggiante Garigliano, facente parte del parco regionale Roccamonfina, Foce del Garigliano, ne delimita il confine nord occidentale. Le due sponde del fiume sono collegate da tre ponti costruiti in differenti epoche storiche e tutti e tre sospesi. Il più antico di essi, il Ponte Real Ferdinando, commissionato da Francesco I di Borbone nel 1828 e terminato nel 1832 sotto il regno del figlio Ferdinando II, fu il primo ponte sospeso in Italia e il terzo/quarto in Europa (ce ne erano altri in Inghilterra, Francia e Austria che venivano ritenuti poco resistenti al peso e al vento, per la scarsa qualità del ferro impiegato nella costruzione).
L'architetto Luigi Giura, che progettò e diresse i lavori, studiò egli stesso una lega di ferro e nichel, che rendeva il materiale più elastico e resistente alla corrosione e tra l'incredulità e lo scetticiscmo di mezza Europa, realizzò un ponte che durò fino al 1943, quando fu fatto saltare dai tedeschi per ritardare l'avanzata delle truppe alleate verso Nord.
Il ponte è stato recentemente fedelmente restaurato, ma a parte la campata che attraversa il fiume, tutto il resto, incluso catene e piloni portanti sono originali.
Degli altri due ponti, realizzati uno negli anni 50 e l'altro negli anni 90, l'ultimo rappresenta uno dei fiori all'occhiello dell'ingegneria italiana ed è tutt'ora oggetto di studio nelle facoltà di ingegneria ed architettura di tutta Italia.
Attraversando uno dei ponti sul Garigliano (ad eccezione di quello borbonico che non è più transitabile) provenienti dal Lazio, si entra nella pianura Campana. Quella parte della Campiania che dagli antichi romani venne denominata "Campania Felix per la fertilità del suolo e la mitezza del clima.
Appena entrati in Campania la strada si biforca: a sinistra si prosegue per l'Appia andando verso Capua e Caserta, dritti si percorre la SS Domiziana e si giunge fino a Napoli, mantenendosi sempre poco distanti dal mare. Proseguiremo per quest'ultima strada che è quella che attraversa tutta la fascia costiera.
Ci troviamo in un ampia pianura, che sulla destra è ampia un paio di km fino ad arrivare al mare e sulla sinistra una quindicina di km fino alle pendici del vulcano di Roccamonfina.
L'ampia e fertile piana, di origine vulcanica prima (dovuta alle eruzioni del vicino vulcano di Roccamonfina) e alluvionale poi (dovuta alle annuali alluvioni del Garigliano) e sita nei due comuni di Sessa Aurunca e Cellole. Il secondo, fino al 1975 frazione di Sessa Aurunca, ottenne in quell'anno l'autonomia ed è oggi una ridente cittadina di circa 7.000 abitanti, economicamente molto attiva e piena di ristoranti e pizzerie.
Sessa Aurunca, ha invece origini antichissime come testimoniano le nuemrose tracce di insediamenti preistorici, le necropoli dell'VIII secolo a.c e le mura megalitiche. Fu fondata dagli Aurunci, un antico popolo italico, dal quale prende il nome e divenne poi colonia romana con il nome di Suessa. Nel medio evo divento il centro più importante della zona, in quanto sede della famiglia Marzano, una delle famiglie più potenti del regno di Napoli.
Ha dato i natali a personaggi illustri di tutte le epoche, come Caio Lucilio, Taddeo da Sessa, Agostino Nifo e Galeazzo Florimonte.
Del suo illustre passato, Sessa conserva numerose testimonianze, come il caratteristico centro storico di origine medievale, la splendida cattedrale romanica del XII secolo, il teatro romano recemente portato alla luce e che oggi mostra tutto il suo antico splendore. È una città assolutamente da visitare.
Il litorale è costituito da un'ampia spiaggia con sabbia finissima e di colore scuro, preceduta da una verde e lussureggiante pineta nella quale è immerso il suggestivo villaggio turistico di Baia Domizia, affollatissimo nel periodo estivo. Fu costruito negli anni sessanta e per anni è stata meta balneare di turisti da tutte le parti d'Europa e soprattutto di cittadini svedesi, che possedevano addirittura un loro villaggio (oggi sembra di proprietà russa) all'interno del villaggio.
Decaduta dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980, in quanto fu occupata dalle popolazioni terremotate, negli ultimi anni sta mostrando segni di ripresa grazie agli investimenti dei comuni di Cellole e Sessa Aurunca (ai quali appartiene) e comntinua ad attirare turisti italiani e stranieri grazie al Camping internazionale di cui è dotata.
Dopo circa 15 km dai confini con il Lazio, l'ampia pianura Campana che era da poco iniziata sembra interrompersi bruscamente, a causa di un gruppo di colline che arrivano a pochi km dal mare. Sono le collinette del massiccio del Massico.
È in prossimità di queste colline, che riducono la piana a circa due km, che doveva essere situato il centro dell'antica città di Sinuessa. La città forse di origine greca, divenne molto importante in epoca romana, grazie alle sue acque sulfuree (che sgorgano ancora oggi) che si diceva avessero il potere di curare la sterilità e soprattutto grazie al pregiatissimo vino Falerno che vi si produceva, che era il più apprezzato dagli imperatori e dalla nobiltà romana (ne tratteremo più approfonditamente nella pagina dei vini).
La città oggi sommersa a qualche decina di metri di profondità, in seguito a qualche fenomeno bradisismico, ma il motivo dell'inabbissamento non è ancora del tutto chiaro e sono tutt'ora in corso ricerche per svelare il mistero.
Nonostante la maggior parte dell'antica città sia completamente sommersa, nel territorio circostante sono ancora visibili i resti delle antiche terme, di ville patrizie e di case rustiche che dovevavo servire alla produzione del pregiato Falerno.
Superato il primo promontorio (il Monte Cicoli) che è equello che più si avvicina al mare, i monti iniziano di nuovo ad allontanarsi dal mare, facendo spazio all'ampia piana del Volturno.
A ridosso dell'antica Sinuessa si trova l'odierna città di Mondragone, una vivace e popolosa cittadina di circa 28.000 abitanti (la più popolosa della zona), famosa per l'ottima mozzarella di bufala e ovviamente per il vino Falerno, nonchè per la finissima sabbia che costituisce il suo litorale. e dai bassi fondali che ben si adattano alla balneazione di massa.
La città sorge alle pendici del Monte Petrino, alla cui sommità sorge un castello di epoca Longobarda e dove recenti studi hanno portato alla luce un villaggio mediavale, una chiesa e una necropoli.
In una roccia del Monte Petrino, Roccia San Sebastiano, è stata recentemente rinvenuta una grotta contentente resti di ossa e oggetti lavorati risalenti al Paleolitico e sul versante opposto della montagna i resti di un antico villaggio, il Villaggio dei Ciclamini risalente al periodo Aurunco cioè pre-romano.
La città possiede anche un centro storico di epoca rinascimentale, una torre medioevale, un palazzo ducale risalente al XVII secolo e un museo civico, Museo Biagio Greco, tra i più interessanti della Campania, che contiene ritrovamenti dell'antica Sinuessa, del villaggio medievale, della grotta paleolitica e del villaggio di epoca aurunca del monte Petrino.
Addentrandoci nell'Ager Falernus, ci avviamo verso Falciano del Massico, costeggiando il Monte Petrino, sulle cui pendici si possono ammirare verdi oliveti, dai quali si produce un'ottimo olio di oliva e rigogliosi vigneti, coltivati ancora secondo la millenaria tradizione della viticoltura Falerna.
Procedendo verso Falciano, il crinale del Petrino lascia il posto a quello del monte Massico (circa 800 m slm.), meno ripido e scosceso e più verde e lussureggiante, ma il paesaggio non cambia, sempre uliveti e vigneti sulle sue pendici, mentre dal lato destro lo sguardo si perde nella sconfinata piana del volturno, intensamente coltivata a frutteti e ortaggi.
Arriviamo finalmente a Falciano del Massico, una ridende cittadina di circa 4.000 abitanti, che prende il nome proprio dal monte che la sovrasta. Il centro storico fatto da viuzze strette e lastricate, presenta interessanti portali rinascimentali e seicenteschi, ma è ben più famosa per l'Oasi WWF del Monte Massico, e per la Riserva naturale del Lago di Falciano, splendido laghetto di origine vulcanica (dovuto ad attività secondaria del vulcano di Roccamonfina) sulle cui rive ci si può dedicare alla pesca, o al relax in generale.
Costeggiando sempre il monte Massico, si entra nel comune di Carinola e si incontra la sua prima frazione: Casanova, con il suo splendido Convento Francescano del XIII secolo, fatto edificare stesso dal Santo, che sembra avervi dimorato per alcuni anni, dotato di un interessante chiostro del 400.
Da Casanova, dopo circa due chilometri si arriva a Carinola, piccolo gioiello storico e architettonico di circa 8.000 abitanti, situato al confine tra l'Ager Falernus e l'Ager Calenus. Nasce sui resti di Calenum, un'antica città romana, dai cui ruderi furono costruiti molti degli edifici ancora esistenti. Da ammirare i resti dell'antico Castello Baronale, cotruito dai Normanni, La Cattedrale fatta costruire nell XI secolo da San Bernardo di Carinola (più conosciuto come Bernardo di Capua), di cui conserva le spoglie, lo splendido Palazzo Novelli-Petrucci, palazzo quattrocentesco di stile Catalano. Assolutamente da non perdere è la chiesa di Santa Maria in Foro Claudio, sita nella frazione di Ventaroli. È una Basilica paleocristiana del V-VI secolo, costruita sui resti di un antico tempio romano. Inestimabile gioello di architettura paleocristiana, è stata recentemente restaurata portando alla luce i suoi splendidi affreschi di stile bizantino.
Da visitare nella piccola frazione di Ventaroli anche la casa natale della scrittice e giornalista Matilde Serao.
Sono interessanti anche le due frazioni di Nocelleto e Casale di Carinola, quest'ultima è uno splendido borghetto sito su una collina, dove si trovano la Cappela di San Paolo, che la tradizione vuole abbia ospitato l'apostolo nel suo ultimo viaggio verso Roma e il Santuario di Santa Maria delle Grazie del 1400. Per vedere voi stessi solo alcune delle bellezze di questa piccola cittadina potete guardare questo video.